MATERMUNDI.TV: Si Jesús no está Vivo en la Eucaristía ¿qué hacen dos mil jóvenes en Covadonga?

Así fue, en breve, la tercera edición de la Jornada Eucarística Mariana Juvenil (JEMJ) celebrada en el Santuario de Covadonga (Oviedo, Asturias-España) del 10 al 12 de julio de 2026, que reunió a más de 2.000 jóvenes de toda España y varios países del mundo: https://youtu.be/hqL8vDiDrRU

LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA.IT: Covadonga, da dove iniziò la Reconquista

Questo sabato inizia il pellegrinaggio dei fedeli legati alla liturgia tradizionale e che va da Oviedo a Covadonga. La meta è il luogo dove si combatté la prima battaglia della Reconquista, ossia di quel lungo processo storico che ha un incoraggiante insegnamento anche per noi cristiani di oggi. Con inizio nel fine settimana più vicino alla festa dell’apostolo san Giacomo il Maggiore — quest’anno dal 25 al 27 luglio — si svolge in Spagna il pellegrinaggio Nuestra Señora de la Cristiandad da Oviedo a Covadonga. Giunto alla sua sesta edizione, si ispira al celebre pellegrinaggio Parigi-Chartres. L’iniziativa richiama giovani spagnoli e provenienti da ogni parte del mondo, accomunati dall’attaccamento alla liturgia tradizionale: lo scorso anno i partecipanti hanno superato abbondantemente il migliaio. Anche dall’Italia partecipa una folta delegazione. La meta del cammino non è casuale. Covadonga, nel cuore dei monti asturiani, è infatti il luogo dove si combatté la prima battaglia della Reconquista, ovvero quel lungo processo che, iniziato nel 722, ebbe come scopo la ricostituzione di una Spagna unita e cattolica, obiettivo concluso pienamente solo nel 1492, con la liberazione di Granada. Furono otto secoli di lotta motivata da una duplice ragione. Da un lato la finalità religiosa, perché si trattò di una autentica crociata contro l’islam. Dall’altro non mancarono le motivazioni politiche, perché negli spagnoli vi era il grande ideale di recupero del regno visigoto, venuto meno proprio con l’invasione araba. Pur a distanza di tanti secoli, la Reconquista trasmette un grande e incoraggiante insegnamento anche per noi, cristiani del XXI secolo: con la grazia divina, una minoranza decisa e motivata può vincere sia contro i traditori interni sia contro una maggioranza apparentemente invincibile. Questo vale nella sfera temporale, ma anche in quella spirituale. Nella storia niente è irreversibile. E il ritorno di molti giovani alla Tradizione cattolica lo dimostra. L’occupazione araba della Penisola iberica, nel 711, venne favorita dalle divisioni interne al regno visigoto e da aiuti provenienti tanto dalla comunità ebraica quanto addirittura da un vescovo cattolico, il celebre Oppas. Il quale rappresenta bene il modello di una certa idea di Chiesa, accomodante con i suoi nemici, sempre in cerca di compromessi e di adattamenti, anche quando ciò significa mettere tra parentesi i dogmi della fede. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire… Ma se da una parte vi furono i traditori e i collaborazionisti, dall’altra si staglia luminosa la figura di Don Pelayo, il nobile asturiano che, insieme a un pugno di soli trecento uomini, proprio dalle rocce di Covadonga e grazie all’intercessione della Madonna – ancora oggi lì venerata con il soprannome affettuoso di La Santina –, diede il via alla Reconquista, nel 722. Prima della battaglia, i musulmani incaricarono proprio il vescovo Oppas di convincere Pelayo dell’inutilità della resistenza e della lotta. Il dialogo tra i due è esemplare per avere in mente due diverse concezioni della vita cristiana. Secondo le cronache, Oppas mise in guardia Pelayo: «Fatichi invano. Sai bene come tutto l’esercito visigoto sia stato incapace di resistere alla forza degli ismaeliti. Come potrai tu solo resistere in quella cova? Ascolta il mio consiglio e ritirati a godere dei tuoi beni, nella pace che ti concederanno gli arabi». Al che Pelayo rispose netto: «Non voglio amicizia con i saraceni né assoggettarmi al loro comando. Non sai tu che la Chiesa di Dio si compara alla luna, che, una volta eclissata, torna poi alla sua pienezza? Confidiamo nella misericordia di Dio, che da questo monte farà uscire la salvezza della Spagna. Tu e i tuoi fratelli, ministri di Satana, avete deciso di consegnare a quella gente il regno visigoto; ma noi, avendo Nostro Signore Gesù Cristo per avvocato davanti a Dio Padre, disprezziamo quella moltitudine di pagani». Di fronte a tanta forza di spirito, Oppas disse agli islamici: «Preparatevi a lottare, perché non avrete un accordo con lui finché non lo vincerete con la spada». Sappiamo a chi Dio diede la vittoria, nonostante l’enorme sproporzione di forze. Fu una vittoria umanamente impossibile. Don Pelayo e i suoi si trovavano in una situazione tragica, disperata. Avrebbero avuto tutto l’interesse a piegarsi all’occupante, come fecero molti altri. Ma non cedettero: scelsero piuttosto di resistere. E diedero battaglia, contro tutto e tutti. Per la fede. Per la Spagna. Cos’è questa se non una grande lezione per noi oggi? Ma nell’ambito della Reconquista, solo alcuni decenni dopo la morte di Pelayo, vi fu un altro fatto degno di attenzione, questa volta più intra-ecclesiale. Il vescovo Elipando di Toledo sosteneva l’eresia adozionista, secondo la quale Gesù non era Dio, ma un uomo adottato da Dio quale suo figlio. L’adozionismo in fondo era un modo per “dialogare” con i musulmani, per essere accettati, per professare un cristianesimo più accondiscendente verso i nuovi dominatori (per l’islam, infatti, Gesù è un uomo, un profeta, non certo Dio). Tali tesi suscitarono un aspro dibattito in tutta Europa. Tra i grandi oppositori dell’eresia, vi fu un umile monaco che viveva in un convento nei pressi di Oviedo, Beato di Liébana. I due si scontrarono duramente. Elipando definì Beato «fetidissimo». Ma Beato, che detestava con tutto il cuore la sottomissione e il collaborazionismo con gli arabi, non si fece problemi a definire il vescovo eretico «testicolo dell’Anticristo». Il caso giunse sino a Roma e alla corte di Carlo Magno. Tanto il Papa come l’imperatore, supportati dal celebre monaco Alcuino, condannarono l’eresia adozionista, ed Elipando venne destituito da vescovo di Toledo. Alla fine, a spuntarla furono quanti si mantennero fedeli alla retta dottrina e alla patria, non i collaborazionisti. Don Pelayo e Beato di Liébana non formarono un’altra Chiesa, né gettarono fango sull’istituzione, ma anzi guardarono al di là dei peccati e delle infedeltà di singoli membri (Oppas o Elipando) e difesero la verità. Coloro che scelsero di combattere invocando la protezione dell’apostolo san Giacomo, patrono di Spagna (il grido di battaglia era «¡Santiago y cierra, España!»), nonostante alterne vicende e tante contraddizioni, riuscirono a ricostituire una Spagna cattolica, quella stessa Spagna che con i Re cattolici Isabella e Ferdinando avrebbe poi portato il Vangelo a un nuovo continente, cambiando per sempre il …

INSTITUTO DE PASTORAL DEL CLERO: LEÓN XIV INVITA LOS JÓVENES A DESCUBRIR EL AMOR DE CRISTO EN LA EUCARISTÍA

El santuario asturiano de Covadonga (España) acogió del 10 al 12 de julio la III Jornada Eucarística Mariana Juvenil (JEMJ), que, en esta tercera edición, reunió a cerca de 2.000 jóvenes. Los participantes contaron además con un mensaje del Papa León XIV, enviado a través del Nuncio Apostólico en España, Mons. Piero Pioppo, y dirigido al Arzobispo de Oviedo, Mons. Jesús Sanz Montes, quien lo leyó este domingo al término de la Misa de clausura. En su mensaje, firmado por el Secretario de Estado del Vaticano, Cardenal Pietro Parolin, y publicado en el sitio web de la JEMJ, el Santo Padre saludó “a todos los sacerdotes, religiosos, religiosas y, de manera particular, a los jóvenes que se reunieron en el corazón de Asturias al amparo de Nuestra Señora de Covadonga para celebrar la III Jornada Eucarística Mariana y Juvenil, bajo el lema ‘Haced lo que os diga’”.

El secreto de los mártires claretianos en el Festival JEMJ 2026

Al atardecer del 10 de julio de 2026, en la explanada del Santuario de Covadonga, daba comienzo el Festival de la JEMJ del 2026, muy distinto, en formato y contenido, de los festivales de las anteriores Jornadas Eucarísticas Marianas y Juveniles tenidas en Covadonga. Desde el interior de la Basílica, con una sencilla solemnidad, la procesión llevó hasta el altar exterior una notable reliquia del beato Faustino Pérez, mártir claretiano en Barbastro en el primer verano de la Guerra Civil española. Tenía solo 25 cuando entregó su vida al grito de «Viva Cristo Rey». Horas antes, había escrito una conmovedora carta de despedida a esa Congregación Claretiana que le había enseñado a amar a Jesucristo y al Corazón Inmaculado de María. La reliquia era, precisamente, la mano que había escrito esa carta. Todo un signo de Dios dejar incorrupta la mano de esta valeroso navarro mientras permitía la descomposición del resto del cuerpo y de los cuerpos de los otros 50 mártires. Recibieron la reliquia Mons. D. Jesús Sanz Montes, arzobispo de Oviedo, y el P. Adolfo Lamata, provincial de los Claretianos Misioneros en España. Los Mártires Claretianos de Barbastro eran los protectores de esta JEMJ del 2026 que quiso honrarles con el estreno de esta obra narrativa orquestada «Los mártires de Barbastro». El libreto de la obra fue escrito por el P. Rafael Alonso. La música es obra de la hermana Karen McMahon. El papel del beato Faustino fue interpretado por el hermano Ignacio Leal, SHM, al que completaba Irene Zurano, en el papel de la hija de «El Pelé», el primer gitano beatificado en todo el mundo, martirizado junto a los Claretianos en Barbastro. Aunque pueda haber quien piense que el formato «orquesta» no era el más adecuado para los jóvenes de hoy en día, la ovación final demostró todo lo contrario. Durante su cautiverio, el beato Faustino se convirtió en el líder espiritual de sus compañeros. Y cuando la Orquesta de la JEMJ, magistralmente dirigida por el maestro Julio Maroto, terminó su actuación, Faustino se había convertido también en el líder de los casi 2000 participantes de la tercera Jornada Eucarística Mariana Juvenil, que quedaron cautivados por la fuerza espiritual que transmitía. El secreto de la su fidelidad –Eucaristía y oración– se había quedado ya grabado a fuego en sus corazones.

NAZARET.TV:  Los récords de la 3ª JEMJ

El viernes 10 de julio de 2026 dio comienza la tercera edición de la Jornada Eucarística Mariana Juvenil. A las 4 de la tarde, una hora antes de lo previsto, los voluntarios del servicio de acreditaciones y acogida tuvieron que ponerse en sus puestos: una avalancha de jóvenes bajaba de los autobuses e invadía la explanada del Santuario de Covadonga, entre cantos y expresiones de alegría. En su tercera edición, la JEMJ del 2026 ha alcanzado un nuevo record: este fin de semana se entregarán en Covadonga más de 9.600 packs de comida a los 1970 participantes inscritos procedentes de 21 países.

PARROQUIA SAN FÉLIX DE LUGONES: León XIV a los jóvenes de la JEMJ: «Cuando os parezca que os falta el vino de la alegría, acudid a la Eucaristía»

La III Jornada Eucarística Mariana y Juvenil (JEMJ) concluyó este domingo en el santuario de Covadonga, donde cerca de 2000 de jóvenes de distintos puntos de España participaron durante tres días en un encuentro de oración, formación y adoración eucarística bajo el lema «Haced lo que os diga». Con motivo de la cita, el papa León XIV envió un mensaje a los participantes a través de la Secretaría de Estado. En el texto, dirigido al arzobispo de Oviedo, Mons. Jesús Sanz Montes, el Pontífice recordó su visita a España y expresó su deseo de que los jóvenes experimenten, de la mano de la Virgen de Covadonga, «el amor que irradia de la presencia real de Jesús en la Eucaristía», especialmente en los momentos de dificultad. «Cuando os parezca que os falta el vino de la alegría» Tomando como referencia el lema de la jornada, inspirado en las bodas de Caná, León XIV animó a los participantes a acudir a Cristo presente en la Eucaristía cuando atraviesen momentos de desánimo o incertidumbre. El Papa deseó que este encuentro de comunión en torno a la Eucaristía ayudara a los jóvenes a descubrir que en Cristo pueden encontrar la fortaleza necesaria para afrontar las dificultades de la vida y renovar la esperanza. Asimismo, pidió que el encuentro con «el Corazón de Cristo y de su Madre» fortalezca en ellos el deseo de hacer realidad sus ideales «de una vida plena», vividos con un compromiso concreto tanto con la Iglesia como con la sociedad. Bajo la protección de la Virgen de Covadonga El mensaje concluye con una invocación a la protección maternal de la Virgen de Covadonga sobre todos los participantes y con la bendición apostólica del Santo Padre, que hizo extensiva a sus familias y seres queridos. La comunicación fue remitida por el cardenal Pietro Parolin, secretario de Estado, al arzobispo de Oviedo a través de la Nunciatura Apostólica en España.

DIÓCESIS CIUDAD REAL: Noventa jóvenes de la diócesis participan en la JEMJ 2026

Un total de 90 jóvenes de distintas parroquias de la diócesis de Ciudad Real participaron, del 10 al 12 de julio, en la Jornada Eucarística Mariana Juvenil (JEMJ) 2026, celebrada en el Santuario de Covadonga y organizada por el Hogar de la Madre. Con el lema «Haced lo que Él os diga» (Jn 2,5), cerca de 2.000 jóvenes de distintas diócesis españolas y de otros países participaron en celebraciones, formación y convivencia en torno a la eucaristía y la figura de la Virgen María. El lema de esta edición, tomado del relato evangélico de las bodas de Caná, «invitaba a los participantes a escuchar la indicación de María, que conduce siempre hacia su Hijo, y a responder con generosidad a la voluntad de Dios en la vida cotidiana», explican desde la Delegación de Juventud de nuestra diócesis, que organizó la peregrinación desde Ciudad Real. Durante los tres días, los jóvenes participaron en celebraciones litúrgicas, momentos de adoración eucarística, catequesis, testimonios, talleres, procesiones y actividades de convivencia. La oración, la convivencia y el servicio compartidos mostraron, según destacan desde la Delegación Diocesana de Juventud, «una Iglesia joven, viva y llena de esperanza». Uno de los momentos más intensos del encuentro, explican, fue la vigilia de adoración ante el Santísimo. Asimismo, la presencia de la Virgen de Covadonga acompañó toda la peregrinación, «recordando a los jóvenes que María conduce hacia Cristo y anima a vivir el Evangelio con fidelidad». «Volvemos con el corazón lleno de gratitud y con un renovado impulso evangelizador para llevar la alegría del Evangelio a tantos jóvenes que buscan un sentido para sus vidas», concluyen desde la Delegación de Juventud.